Fairbanks, Alaskaland, Pioneer Park
Fairbanks, Alaskaland, Pioneer Park

La corsa all’oro in Alaska parlava anche italiano

Nel 1895, un anno prima della scoperta dell’oro nel Klondike, Felice Pedroni,  assieme ad altri minatori, partirono per lo Yukon (Canada), percorrendo quello stesso tragitto che migliaia di persone avrebbero intrapreso nel 1897 e, tumultuosamente, nel 1898. Arrivati a Forty Mile (cittadina a poche miglia a nord di Dawson) la comitiva si sciolse e Pedroni rimase da solo a imparare le tecniche di ricerca. Ma chi era Felice Pedroni? Nato nel 1858 a Trignano di Fanano (provincia di Modena), ben presto divenne un emigrante trasferendosi prima in Francia e poi in America, dove fece molti lavori: il manovale, il minatore, il garzone, il salariato ecc. Nel 1888 divenne cittadino americano col nome di Felix Pedro. Spirito irrequieto, amante dell’avventura, persona intelligente ed estremamente determinato, non sapeva però leggere e scrivere, riusciva solo a fare la propria firma. Nel 1894, quando in una miniera di carbone morì un suo caro amico, decise che se doveva rischiare la vita per poco tanto valeva farlo per molto e così fece la sua scelta: diventare cercatore d’oro. Nel 1896, anno della scoperta nel Klondike, lui, che si trovava poco lontano dal luogo, invece di accorrere per accaparrarsi le concessioni minerarie migliori, decise di tentare a Ovest, nell’interno dell’Alaska, zona pressoché inesplorata. Intraprese molte spedizioni in cui si allontanava per molti mesi, non c’erano strade o città, ma solo colline, acquitrini e fiumi. Rischiò molte volte la propria vita, divenne amico dei nativi… ma mai venne meno al proprio progetto. Il 22 luglio del 1902, febbricitante e prossimo alla decisione di abbandonare anche l’ennesima spedizione, decise di andare a indagare nella valle accanto e lì trovò un ricco giacimento aurifero da cui nacque la città di Fairbanks (oggi terza città dell’Alaska). Diventato ricco, nel 1906, tornò in Italia per sposarsi ma la maestrina di cui s'innamorò non corrispose alla sua offerta e così, solo, tornò in Alaska. Sempre quell’anno sposò Mary Ellen, irlandese, ma non fu un matrimonio felice. Infine un ex-socio gli fece causa, poco prima anche la moglie lo aveva citato in giudizio per ottenere il divorzio. Il 22 luglio 1910 morì all’ospedale di Fairbanks. Nell’ottobre seguente, l’esito della sentenza fu a favore del suo ex-socio, mentre alla moglie (che nel frattempo si era riavvicinata al marito) rimase poco o nulla.

Guardando alla storia di Felice Pedroni, non possiamo non fare a meno di notare che fu un personaggio davvero singolare. Nel corso della sua incredibile avventura, sicuramente era mosso dal sogno della ricerca dell’oro come un mezzo riscattare la propria condizione sociale nei confronti di una comunità che lo aveva sempre emarginato. Arrivò molto vicino “alla fine dell’arcobaleno”, ma la sua incredibile tenacia non riuscì a sopperire alla mancanza d’istruzione.

Andò meglio ai fratelli Dalla Costa che seguirono Pedroni in molte spedizioni. Entrambi i fratelli divennero proprietari di concessioni aurifere che Felice aveva rivendicato per loro. Nel 1906 Giovanni rientrò per sempre in Italia, si sposò e scelse come meta del viaggio di nozze proprio Fairbanks. Anche Francesco, l'anno seguente, tornò in Italia per sposarsi; anche lui tornò in Alaska fino al 1909, quando l'abbandonò definitivamente.

 

Massimo Turchi


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Festival della letteratura di Mantova
Notiziario dell'Associazione Filofestival, anno 14, num. 1, febbraio
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